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 Diario di un viaggio
 

Associazione Onlus Progetto Orchidea

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    Le nuove foto della Riserva Settembre 2009 con la cosegna di materiale didattico

    Un libro per tutti - l'anteprima!

    UN LIBRO PER TUTTI - DIARIO DI UN  VIAGGIO

San Josè
Pavones
Punta Banco
Al Coco
Ramon

 foto di Franco

 

 

 

 

 

 

Qui a sinistra alcuni album fotografici di questo indimenticabile viaggio.

 

Bicio Fabrizio Biasi

COSTA RICA 2011

DIARIO DI VIAGGIO

 CON LO SCOPO DI RACCOGLIERE IL MATERIALE PER LA REALIZZAZIONE ESECUTIVA DEL PROGETTO “UN LIBRO PER TUTTI” A CURA DELL’ ASSOCIAZIONE PROGETTO ORCHIDEA TRENTINO SOLIDALE. IL PRIMO LIBRO DI  TESTO SCOLASTICO IN LINGUA INDIOS GUAYMI’.

 

MERCOLEDI’ 4 MAGGIO

            Ho dormito poco ma bene in Villa Menini, dai miei amici a Reschigliano in provincia di Padova, caffè e via, Andrea mi accompagna all’aeroporto Marco Polo di Venezia. Alle 7.45 l’Airbus dell’ Iberia si stacca dall’asfalto umido della pista e si mette in quota, direzione Madrid.

            Dall’ alto vedo come non avevo mai visto l’intera laguna, poi il paesaggio diventa sempre più ampio e siamo sopra le nuvole. Dopo nemmeno due ore si atterra nel quarto aeroporto d’ Europa per traffico aereo. Alle 12.05 la partenza per San Josè, Costa Rica, assieme ad altri 29 aerei nello stesso momento con destinazione diversa. E cinque minuti prima ne son partiti altri 19, sempre solo dal terminal 4S. Apperò!

            Il territorio spagnolo è un misto di appezzamenti verdi, coltivati, e altri arsi dal sole. Parecchi grandi terreni circolari mi incuriosiscono, perché avranno quella forma?  … e nemmeno un cerchio nel grano!

            Dopo alcune ore di sorvolo dell’ Oceano Atlantico l’ Airbus vira bruscamente a sinistra, alzo lo sguardo oltre l’oblò e a pochissima distanza – 200metri? - , a fianco a noi un altro airbus dell’ Iberia sta virando in direzione opposta … abbiamo forse rischiato una collisione a 12000 metri sopra il mare? In ogni caso non posso farci niente e ritorno a sonnecchiare.

            Alle 16.00 ora locale – 8 ore indietro – esco dall’ aeroporto Santamaria di San Josè, il caldo mi assale, l’ amico Paolo che è venuto a prendermi, invece, sorride. Evitiamo i taxisti e con il bus arriviamo nel centro, un breve tragitto a piedi e siamo all’ Hotel Barocco, bello, pulito, artistico, con wi-fi, a  (colones) ₡. 8.000 per notte, cioè circa (dollari) $. 16,00 , cioè circa (euro) €. 12,00. ma le finestre nelle stanze? Ah! Qui in città non  si usa, però bel bagno, bella doccia, wi-fi, aria condizionata … ma stanza cieca, dovrò starci solo due giorni, mi ci abituerò!

            Cena con bistecca e cipolle, riso e verdure, meno di ₡. 2.000, un prezzo davvero buono. Degustiamo un paio di rum (ron) in un baretto tipico che mi ricordava una vecchia osteria veneta e andiamo a dormire presto.

 

GIOVEDI’ 5 MAGGIO

            Sveglia ore 5.30, colazione a pochi passi con cappuccino alla cannella e flauta alla piña, una specie di brioches con  crema di ananas.

            Il programma prevede di recarci in vari uffici, compresa la tipografia che sarà incaricata di stamparci il libro del progetto. Dobbiamo verificare alcune cose, la grammatura e la finitura della carta e della copertina, il tipo di assemblaggio e il numero delle pagine, quante in bianco e nero, quante a colori. E soprattutto il costo, che da quando ci siamo informati in due anni è raddoppiato, e non disponiamo di grandi somme.

            Piove e il traffico è caotico. Tre file di bus occupano una corsia a senso unico in centro città cercando di guadagnare terreno a suon di claxon, poi si sentono dei fischi acuti : un treno merci si vuol far strada in mezzo, in contromano; il macchinista è sporto di lato della lunga locomotiva a vapore come in un vecchio film western tirando la cordicella del vapore per fischiare, l’autista del nostro bus si comporta come un pilota della 24 ore di Le Mans, … il tutto sembra incredibile!

            Poi un taxi rosso ci porta in una zona di periferia, fin davanti alla tipografia. Come dappertutto anche questo edificio è circondato da alte mura, cancellate e filo spinato. Una guardia armata ci scruta e poi ci apre. All’interno parliamo con un’ impiegata che ci fornisce di una copia d’esempio del libro che realizzeremo. Le condizioni di stampa e prezzi ce li spedirà via mail.

            Si torna in centro e si pranza al Mercado Central, praticamente una quadra – equivalente ad un isolato – con un ingresso per lato e tutta coperta. All’ interno a piano terra tantissimi piccoli negozietti di artigianato, abbigliamento, macellerie, pescherie, frutta e verdura, bar e luoghi per mangiare, tutto molto stretto, ma ci si passa tranquillamente. Nel piano superiore inaccessibile al pubblico i magazzini e le cucine e ci si sale con scale a pioli. Un posto attira la nostra attenzione, dal basso soffitto pendono trecce d’aglio e cipolle. Sulle tavole al posto dei grissini o salatini un vaso di giardiniera molto piccante. Paolo ordina una zuppa di pesce e platano, io opto per un buon pescado con patatine e riso, da bere un frullato bianco, gustoso e dissetante di cui non ricordo il nome del frutto.

            Nel pomeriggio andiamo a cercare la responsabile alla cultura Indios del Costa Rica, una specie di ministro, ma non si trova in sede, poniamo le nostre domande riguardanti il libro ad un’ altra impiegata che gentilmente ci risponde in maniera esauriente.

            La giornata poi scorre tranquilla passeggiando in mezzo ai colori dei negozi, alla frutta degli ambulanti, ai vestiti alla moda delle donne, ai taxi rossi che invadono San Josè.

            Verso le 7 di sera delle retate di poliziotti fanno fuggire gli ambulanti abusivi, con le loro cassette di frutta, di cd, di magliette sgargianti. Queste retate sembran più di routine che repressive, in fondo comunque li hanno lasciato lavorare tutto il giorno!

            Una cosa mi ha sorpreso, verso le 8 di sera, ambulati e negozianti accatastano, anche ordinatamente, i rifiuti del loro lavoro sul bordo del marciapiede. Più tardi i camion della spazzatura raccolgono tutto, alle 10 non v’è traccia di sporcizia, almeno in centro, da quanto ho potuto vedere io. Lo riescono a fare in una città del Centro America con 2 milioni di abitanti e noi a Napoli non riusciamo a farlo! Inaudito!

        Qui di birra si beve soprattutto l’ Imperial in bottiglia e come da noi una volta, il vuoto è a rendere, cioè se stai al bar la paghi un prezzo, se te la porti via la paghi di più, sarà questo il motivo che non ho mai visto una bottiglia abbandonata o men che meno rotta … secondo ma abbiamo ancor da imparare parecchie cose!   

        Un altro servizio al cittadino : i semafori pedonali, col verde, danno un segnale sonoro tipo beep-beep che all'avvicinarsi dell' arancio/rosso diventa sempre più veloce, così anche i non vedenti possono rendersi conto dei tempi per poter attraversare la strada!

VENERDI’ 6 MAGGIO

            Sveglia ore 6, zaino pronto, colazione al bar vicino. Carichi come asini fermiamo un taxi e siamo alla stazione dei bus che portano a sud. Due bottiglie d’ acqua per il viaggio che durerà 8/9 ore e saliamo. Siamo in 7 compreso l’ autista, poi salgono due agenti della Policia Turistica che fanno raccomandazioni ai viaggiatori : “ … se vi addormentate tenete stretto il vostro bagaglio a mano onde evitare furti …” ci guardiamo tutti cercando di capire chi potrebbe essere un ladro, notiamo che i probabili delinquenti potremmo essere io e Paolo, non di certo la vecchia signora Indios, nemmeno padre e figlio inglesi assomiglianti a due lord, che stanno già dormendo, nemmeno i due fidanzatini in fondo al bus, che sembrava avessero tutt’ altro di piacevole da fare.

            Sta di fatto che siam partiti, alle 7.30 con il velato sole già alto. Il bus è Mercedes tenuto bene, le gomme sono nuove nuove.

            Il viaggio previsto percorre la Trans Panamense e come destinazione ha Passo Canoas, al confine con Panama, con una sola sosta a metà per il pranzo a Buenos Aries.  Un po’ sonnecchiavo ma ero sempre incuriosito dal paesaggio, dalla città alla campagna, alla montagna. Quando il caldo afoso ha lasciato il posto a del freddo quasi pungente ero certo di essere circa a 3.300 metri sul livello del mare, al passo, in cima al Sierro dela Muerte … e anche qui il freddo non scherza, soprattutto se i cupolini sul tetto del bus non si chiudono perchè son bloccati e si è in canottiera!

            Arriviamo al confine, provo per la prima volta una sensazione vera di caos, di non ordine, di non pulizia, anche se mai, come vediamo al Tg, qualche nostra città italiana.

            La piazza prima della dogana è un continuo andirivieni di taxi, auto scassate e autotreni con la tipica motrice americana dal muso lungo. Tra poliziotti e personaggi variopinti non trovo molte facce rassicuranti. Io sorveglio i bagagli mentre Paolo va a fare della spesa, qui tutto costa parecchio meno. Ancor più carichi facciamo una decina di chilometri in taxi, fino a Laurel.  Pensavamo di aver perso il bus per Conte, ma era in forte ritardo e siam riusciti a salire, per prima volta non c’era posto a sedere.

            Poco dopo Conte scendiamo, Paolo va a prendere la sua Suzuki Samurai dal meccanico a poche centinaia di metri, io lo aspetto con il bagaglio in un simpatico baretto. Connessione internet, vari schermi al plasma, tanti colori, simpatiche persone,  musica festosamente spensierata.

            La jeep arriva, senza revisione, per via delle frecce che non funzionano o qualcosa di simile, però con la marmitta  catalitica nuova!  Birretta con spuntino con patatine fritte e alette di pollo impanate. Ottime!

            Riprendiamo il viaggio. Ancora trenta chilometri di sterrato e cominciava a far buio, eran quasi le 18. E Paolo si divertiva a fare rally raccontandomi i vari incidenti successi su quella strada … e anche qui .. chi c’è, viaggia come un pazzo!

            Arriviamo a Pavones, alle cabine  – stanze o bungalow – di Carol. Una casa principale con grande cucina e soggiorno aperti al piano terra da usufruirne a piacimento, con una gigantesca termos di caldo caffè profumato sempre disponibile, a fianco lavanderia, magazzino, stanze private. Ad una ventina di metri tre casette con stanze e appartamentini in affitto, con bagni e docce. Il tutto immerso in un giardino verde, fiorito. Il tutto molto gradevole. Malgrado fosse buio all’esterno, ma il filetto al pepe con verdure e un buon Cabernet Cileno sotto la luce delle lampadine mi hanno confermato il piacere di stare lì. Dobbiamo dirlo, io e Paolo siam grandi cuochi, collaborando o autonomamente, anche se quello vero è mio fratello!  

            Luisa e il piccolo Giacomo stanno bene, si chiacchera e presto si chiude una lunga, movimentata, stancante ma piacevole giornata! Ho visto più cose nuove oggi che negli ultimi 10 anni!

 

SABATO 7 – DOMENICA 8 – LUNEDI’ 9  MAGGIO

Trovo anche Walter di Ravina, un pezzo non lo vedo, dovevo venir fin qui per salutarlo, lui si ferma fino a domani, poi rientra in Italia, decidiamo allora di andarsi a fare tutti un bel bagno!

In questi giorni l’ obiettivo è avere un incontro con il maestro indios Mario Montezuma, con cui dovremmo discutere i file in lingua Guaymì delle materie che ci aveva già fornito : grammatica, matematica, un paio di argomenti di scienze e alcuni racconti popolari.

Al telefono non risponde, nelle zone delle riserve non vi è alcuna copertura, lui poi ha il domicilio principale a Boca del Toros, al di là del confine con lo stato del Panamà e anche il telefono fisso suona a vuoto. Un paio di giorni e si riesce a fissare un appuntamento per mercoledì 11 a Pavones. Speriamo bene.

Nel frattempo prendo visione assieme a Luisa, che è in effetti la responsabile del progetto “un libro per tutti”, del materiale cartaceo e digitale che abbiamo già recuperato.  Il materiale è buono, quello che ci serve è già digitalizzato in file. Per fortuna, visto che non riusciamo a capirci niente. La scrittura Guaymì non presenta nessun collegamento con altre lingue parlate, questo perché deriva direttamente dal parlato degli antichi Atzechi e Maya. Un susseguirsi di gn, ng, gw intercalate da vocali con dieresi. Ad esempio “matematica” si scrive Täntärikrä; Jä mräkä vuol dire “la famiglia”.

Il libro dovrà avere la funzione di sussidiario con insegnamenti rivolti agli studenti ma anche con indicazioni di insegnamento per i nuovi maestri indios. Notiamo però che per essere un buon sussidiario mancano alcune parti basilari, un minimo di geografie e storia, ma soprattutto di scienze.

Mi metto a preparare, col supporto di alcuni libri in spagnolo, delle pagine con la rappresentazione semplice del sistema solare, delle fasi lunari, i continenti con i punti cardinali e l’uso della bussola, il ciclo dell’ acqua, la fotosintesi clorofilliana e il principio dei vasi comunicanti, per capire che una cisterna di raccolta dell’ acqua posta in alto, produce una pressione in uscita dell’acqua se questa è posizionata più in basso.

Avrò da fare circa 250/300 piccoli disegni per ravvivare questo libro, ricordiamo che sarà letto da piccoli scolari, un po’ di colore lo farà apprezzare di più!

Abbiamo definito la composizione del libro che sarà così suddiviso :

 1)      La prima e l’ultima di copertina sarà un unico disegno contenente il mondo, il sole e la luna, e la identificazione geografica della zona delle riserve indios Guaymì;

2)      Presentazione e breve accenno alla nostra associazione e alla costruzione effettuata nel 2006 della scuola della Laguna;

3)      Presentazione, nascita e necessità del libro;

4)      Presentazione e breve storiografia del popolo Indios Guaymì;

5)      Descrizione delle differenze tra lo scritto/parlato degli Indios Guaymì del Costa Rica e dello stato del Panama;

-          E’ come scrivere un libro in dialetto noneso/solandro, vi sono differenze del parlato di paese in paese, con desinenze diverse, a Cles la chiave dell’avvolto si dice la ciao del volt, a  Malè si dice la clao del volt, ma alla fine tutti si capiscono senza problemi! –

6)      Grammatica e ortografia - Tärä sribekrä dirijuete;

7)      Matematica - Täntärikrä;

8)      Scienze

9)      Scienze sociali

10) Geografia

11)  Filastrocche e racconti popolari;

12)  Esercizi per gli esami di fine anno della scuola dell’obbligo, dalla classe prima alla sesta; ma non non erano 7 gli anni obbligatori? Mi sa che il maestro Montezuma ha dimenticato un anno!

13)  Inno nazionale del Costa Rica, sempre in lingua Guaymì;

 

MARTEDI’ 10 MAGGIO

Dobbiamo andare da Luis, un indio trentenne che ci sta aspettando con i cavalli alla estreciura, la stretta di pietroni sulla spiaggia per andare a casa di Paolo, alla Finca del Rio Coco. Per raggiungerla bisogna andare fino a Punta Banco, scendere in spiaggia, sempre col fuoristrada, alcuni chilometri verso sud, poi la spiaggia è bloccata per qualche centinaio di metri da grosse pietre, ci si passa solo a piedi, nemmeno montati a cavallo, dall’altra parte si prosegue sempre verso Panama, in totale 7/8 chilometri. Il tutto avendo letto la tabella delle maree, che qui può salire anche di due metri e mezzo. Arriviamo in jeep fin da Luis, facciamo quattro chiacchere e ci salutiamo. A Punta Banco ci fermiamo a salutare Chamorro, un Costarichegno over 50, quello che si dice da noi, un mitico personaggio! Appena mi vede mi abbraccia e propone un brindisi di ron, un buon Fior de Cagna. Lui era molto amico di mio fratello, che forse non l’ho detto, ma ha vissuto qui per oltre 10 anni. Ha un po’ di confusione, crede che sia stato lì 4 o 5 anni prima, ma invece era mio fratello, solo che tornato lì dopo qualche anno e non era flaco – magro – come prima, ma era gordo – robusto – come me, quindi ci ha scambiato! Sarà stato forse invece il Fior de Cagna? Ahaha! Però è stato il tutto molto divertente! Mangiamo assieme a Chamorro, la moglie Nena e qualche nipotino del buon pescado impanato e croccante, credo il miglior pesce mai assaggiato!

Poi si torna in branda che i prossimi giorni saranno impegnativi …

 

MERCOLEDI’ 11 MAGGIO

Siamo ancora a Pavones, forse oggi si riesce a veder il maestro Mario Montezuma, Paolo aveva appuntamento alle 11 per andare a prenderlo ma è tornato da solo, è crollato un piccolo ponte che sarà di nuovo percorribile nel pomeriggio. Oggi spaghetti all’ amatriciana, ottimi.

E’ arrivato il maestro, ci presentiamo e per alcune ore discutiamo sui vari problemi di realizzazione del libro, alla fine gli facciamo vedere il portatile che aveva chiesto in regalo, di seconda mano, gentilmente concesso dal mio figliolo Gabriele, in cambio ovviamente della promessa di averne uno più nuovo a Natale! Montezuma sembra commosso. Ci salutiamo dandoci appuntamento per il mercoledì successivo … o giù di lì!

Proviamo ad uscire per la prima volta a cena, tutti in jeep e andiamo in un ristorantino lì vicino, chiuso, al Castello di Pavones non si può, ha preso fuoco ieri, andiamo da Parlante allora. Alessandro Parlante, italiano, è un amico di mio fratello che da anni ha una bella pizzeria con alcune cabine, ci insulta simpaticamente nel suo gergo romanesco, il locale è pieno, ha finito la pasta della pizza e non ha nessuna intenzione di farci altro. Beviamo tutti assieme un buon bicchiere di vino e torniamo alla nostra cucina, polpette, patate e formaggio, sarà, ma qui le cose son più buone!

 

GIOVEDI’ 12 MAGGIO

Si dorme fino alle 8 e mezza e la mattina si passa a sistemare le nostre cose per trasferirci a casa di Paolo, oggi non c’è nemmeno Luis con i cavalli che possa venirci a prendere e dalla tabella delle maree possiamo passare nel primo pomeriggio. Verso le dieci il tipico piatto che solo alla mattina si può mangiare, un buon Gallo Pinto con Tocineta. In pratica un po’ di riso con fagioli, due uova all’occhio di bue, alcune fettine di pancetta affumicata e due fettine di pane tostate. Assomigliava però ad un pranzo e non ad un paio di brioches! Da bere un fantastico succo dissetante di mango preparato al momento.

Carichiamo il Suzuki Samurai che ha problemi al motorino di avviamento e non è affidabile, se si spegne in spiaggia verrà portato via dalla marea! E’ stracolmo, tanto che guido io, a fianco Luisa e il piccolo Giacomo, Paolo invece appeso dietro, sopra la ruota di scorta. Ci fermiamo a fare della spesa, e da Chamorro, forse prendiamo una delle sue jeep, quella azzurra, che non è una jeep, è una vera opera d’arte moderna, talmente distrutta che i sedili sono appena appoggiati, dicono che però è più affidabile di quella di Paolo, ne dubito vivamente! Diamo una occhiata a quella di Paolo, il motorino ha dei cavi staccati, con attrezzi di fortuna riusciamo a sistemare il tutto e la Suzuki torna a rombare! Si riparte e scendiamo in spiaggia, via … in direzione Rio Coco! Arrivati alla estreciura scarichiamo il tutto, lasciamo li alcune cose, Paolo torna a Punta Banco a lasciar la jeep, io con il mio zaino, vino e gamberetti e Luisa con Giacomino ci incamminiamo per superare le rocce della spiaggia, poi riprenderemo a camminare sulla spiaggia. Lo zaino è molto pesante. L’ afa si fa sentire, per fortuna che il sole non è cocente e la giornata sta volgendo al tramonto. La marea intanto sale rumorosamente.

Il paesaggio mi lascia senza parole. Sembra tutto surreale. Io col mio fardello, a sinistra la florida foresta tropicale, a destra l’ immenso Oceano Pacifico. In fondo si intravedeva lo stato del Panama, ecco, un po’ prima c’è il nostro pun to di arrivo, il Rio Coco.  Fatica, parecchia fatica, ma ne valeva la pena, sicuramente. Ad un certo punto vedo Paolo che mi aspetta, aveva già portato la jeep e mi aveva superato da un bel po’, il maratoneta! Dobbiam lasciare la spiaggia e salire su un sentiero ripido per alcune centinaia di metri, poi l’arrivo alla Finca, la casa di Paolo. E’ buio ma riconosco quello che per anni ho visto solo in foto. Il tutto appare come un sogno.

Gli spaghetti ai gamberetti e del buon Cabernet mi riportano alla realtà. Quattro chiacchere chiudono in bellezza questa lunga giornata.

 

VENERDI’ 13 MAGGIO

Mi son alzato verso le 7 e mezza, senza fretta. Ora è giorno e posso vedere quello che ieri mi son immaginato. Osservo la mia stanza, al primo piano sopra la cucina, non voglio subito guardare oltre le finestre senza … finestre, voglio godermi ogni attimo, un gran letto con la zanzariera, un bel tavolo in legno massiccio, una imponente sedia che sembra un trono. Poi alzo lo sguardo oltre la stanza, la cima di alcune alte palme lascia intravedere l’immensità dell’ oceano. Imponente e  rumoroso ma allo stesso tempo rilassante, con il ritmo delle sue grandi onde. Scendo, caffè e pane per colazione, poi mi metto a guardare imbambolato il mare, dall’alto della panchina “del rilassamento” … e ci resto alcune ore, come fossi in trance.

Lavo i piatti della sera, facciamo le pulizie della cucina, rigorosamente all’aperto sotto la mia stanza e un’ ampia tettoia, sistemiamo e riponiamo la spesa. Pranzo con piadine ai gamberetti, mais, fagioli e tegoline, sublime!

Il caldo è sopportabile, breve siesta. Paolo coi cavalli, il pezzato Monson e la baia Dora, è andato a Punta Banco a prendere il resto delle nostre cose, ci metterà tutto il pomeriggio e forse anche più.

Ho cominciato a lavorar col pc a riguardo del libro. Questa è un scrivania! … un gran tavolo di legno massiccio sotto la tettoia, come panorama foresta tropicale, palme e oceano. Una lieve brezza esalta la bellezza del posto.

Una scossa di terremoto verso le 16 fa tremare le terra, ma lo schiantarsi continuo delle onde non lo fa percepire molto, poi incomincia a piovere, o meglio a diluviare.

Chissà a che punto è Paolo con i cavalli.

La vera padrona di casa, una gattina tigrata ha fatto merenda con una piccola iguana, ho provato a salvarla ma la felina in due balzi le era di nuovo addosso .. lasciamo che la natura faccia il suo corso … mentre i tafani nervosi colpiscono veloci le mie caviglie!

Tra la pioggia a catinelle, il vento e il mare c’è un gran rumore. Sta facendo buio e i lampi squarciano il cielo, il mare viene illuminato fino all’ orizzonte. Il temporale è davanti al Coco, non ho mai visto dei fulmini così, e che boati!

Non mi meraviglierei spuntasse un vascello fantasma, sarebbe nel posto giusto!

I piccoli peperoncini rossi di Paolo che nascon qui attorno ad un pilastro son tremendi, due ogni chilo di pasta sono più che sufficienti per renderla ben piccante, io ne sto mangiando uno a piccoli morsettini, wow che sapor e che calor!

Il rumore degli zoccoli avvisano che Paolo è tornato. I cavalli sono stracarichi delle cose che a mano non eravamo riusciti a portare.

Ha smesso di piovere e il buio è dappertutto.

Ci si organizza, io son l’addetto alla pasta alla amatriciana, rovisto tra le cose con la pila che le candele non aiutano molto. Trovato tutto : spaghetti, aglio, cipolla, pancetta e dei bei pomodori maturi. Soffrittino e vai di pomodori a pezzettoni, dai che ci metto anche due super peperoncini! Pasta ottima e tutti facciamo il bis, Luisa ne vorrebbe ancora ma la padella è pulita, complimenti al cuoco!

Si organizza la giornata di domani, ma tanto è inutile, gli imprevisti son sempre in agguato!

Son quasi le 23, mi addormento nella zanzariera al suono del mare, a volte sovrastato dai tuoni, ora vicini, ora lontani. Ha rincominciato a piovere a dirotto, ma non è che dobbiam preparare un’ arca  per caso?

 

SABATO 14 MAGGIO

Ho dormito come un papa, ho sognato cose belle, come sempre del resto, alle 8 mi son alzato, caffè e traduzioni, dal Guaymì all’ Inglese allo Spagnolo. Devo capir cosa disegnare per aggiungere delle figure ai testi in ogni pagina del libro. Siamo attrezzati con un dizionario Guaymì/Inglese/Spagnolo scritto da un antropologo nel 1956, mi è di molto aiuto.

Fa molto caldo ed è quasi tardi per andare a trovare Ramon e la sua famiglia, un indio che abita qui sopra ad un ora di cammino. La foresta andrebbe affrontata col fresco della mattina presto presto … ci andremmo domani, e proseguo con i miei studi.

Che strano, io, geometra grafico disegnatore progettista che faccio l’antropologo in mezzo ad una foresta tropicale del Centro America, sembra un film, in genere però a questo punto spunta una bionda mozzafiato, sento un rumore, mi giro e invece è la cavalla Dora che mi sta osservando incuriosita … avrò sbagliato film!

Una buona frittata con birretta allieta la mattinata.

Nel pomeriggio dovremmo accendere il generatore per ricaricare il mio portatile, ormai esausto.

A mezzogiorno stiamo per sederci a tavola per gustare dell’ ottimo filetto in crosta con tegoline e carote che arriva Ramon con la moglie e la figlia, accompagnati da altre 4 ragazzine e 3 maschietti, alcuni suo figli, alcuni suoi nipoti, non capisco la parentela. Mangiamo chiacchierando.

Dopo il pasto Ramon ci fa vedere dei sombreri fatti da lui, bellissimi, un intreccio stretto con fogli lavorate di una pianta tipo aloe. Ha anche della chacakra o qualcosa di simile, delle borsettine leggere di tessuto incrociato da tenere a tracolla. Ci chiede se nei giorni prossimi andiamo a trovarlo, se gli facciamo delle foto e dei piccoli video di presentazione e se ne facciamo un cd da lasciargli, per farlo avere in un centro yoga di un paese vicino che lo pubblicizza un po’. Chiede anche che i video vengano postati su Youtube, informato però!

Tra le varie cose che sto traducendo in quel momento non capisco il nome dei punti cardinali. Chiedo a Ramon, che un po’ confondendosi, mi risponde. Poi preso dall’ entusiasmo vuol vedere i testi in Guaymì che ho stampato e si mette a correggerli. Incomincia a correggere quasi ogni parola, ma se li ha scritti il maestro Montezuma come fanno ad essere sbagliati?

Mi spiega la differenza tra gli indios Guaymì del Costa Rica e quelli del Panama, parlano in modo differente e quindi scrivono in modo differente.

Più tardi passa suo genero Luis che ci spiega ulteriormente la questione : k, ng, gn e gw hanno più o meno lo stesso suono fonetico (sarà!) e ogn’uno scrive come è stato abituato, ogni famiglia in pratica scrive a modo suo. Sapendo poi che ogni famiglia copre un vasto territorio questo è capibile.  Ad ogni modo tutti i Guaymì si capiscono, non esistono errori, esistono solo modi diversi di interpretazione!

Paolo intanto prepara la pasta per far il pane e la pizza per la cena. Manco a Napoli avrei mangiato una margherita simile! Per non parlare della calabrese piccante!

Il generatore, anche se si trova ad una trentina di metri dietro la casa fa parecchio rumore che stona in quell’ ambito naturale, ma ci si abitua. Dobbiamo caricare anche le pile per le macchine fotografiche ma il risultato non è dei migliori, la corrente viene e va!

Verso le 11, dopo aver aggiornato questo diario, vado a letto. E’ tutto molto umido stanotte. La zanzariera mi opprime ma non vi è altra soluzione, sempre meglio che dormire con uno scorpione o far da cena a qualche altro insetto affamato! Un po’ per le punture, un po’ per l’umidità, forse per i pomodori, ho un prurito pazzesco quasi dappertutto e continuo a grattarmi fino a sanguinare … fino ad addormentarmi col sottofondo dell’ oceano…

In questi primi giorni, quelle rare volte che mi son svegliato nel cuore della notte, prima di rendermi conto di dove effettivamente ero, il rumore delle onde mi sembrava un rumore di grossi camion … ma che oceano, in mezzo all’autostrada mi sembrava di essere! Ma poi contento spostavo la mente sull’ oceano e  mi riaddormentavo beato …

DOMENICA 15 MAGGIO

            Sveglia alle 6.30, caffè con fetta di ottima crostata fatta da Luisa. Oggi andiamo a trovare Ramon e la sua famiglia in montagna.

Io e Paolo ci incamminiamo per la foresta, ed è già salita; il sole è velato ma la temperatura si stà alzando velocemente, nei tratti fitti in mezzo alla vegetazione un po’ di fresco sollievo, appena il sole ci raggiunge l’ afa si fa sentire. La natura è incredibile, le piante e le foglie son tra le più grandi che abbia mai visto. Un albero abbattuto è lungo come un bus e alla base è largo quasi uguale. La liana che lo avvolge è impressionante, è grossa quanto un nostro faggio di medie dimensioni.

Arriviamo alla dimora di Luis.

Josè Luis Bejarano Contreras mangia riso e cavoli tranquillamente adagiato nella sua amaca; Marlene sua moglie gioca con la piccola Elda, gli altri giovani figli, Maribel, Andrei e Giovanni scherzano e si rincorrono.

L’ambiente è molto sereno e rilassato, questa è la Pura Vida, come la chiamano qua.

Regaliamo loro alcuni filoni di pane fresco, salutiamo e ci rincamminiamo.

Il sentiero è ripido in mezzo al verde, è praticamente rosso dalla composizione argillosa. Dei bubboni sul terreno colpiscono la mia attenzione : in certi punti argillosi son presenti delle stratificazioni spesse un centimetro, l’argilla si è seccata, poi si è ridepositata e riseccata e così via. Una grossa radice spinge dal basso crepando questi strati e creando dei disegni bizzarri.

Un’ altra curiosità : non mi aspettavo certo di trovare ad alcuni chilometri dal mare tantissimi granchi rossi, scappano ma se disturbati si mettono sulle difensive agitando in aria le chele colorate.

Per parecchie centinaia di metri, sul sentiero, un altro piccolo sentiero completamente ripulito di foglie è un andirivieni di piccole formiche che controllano il percorso e trasportano pezzi di foglie … come mai tutto questo tragitto? Che di foglie è piena la foresta! … ma i gusti son gusti e non si discutono, tantomeno quello di qualche milione di formichine … rosse!

Alla fine di una bella salita si apre una radura, una maestosa pianta di mango ci dà il benvenuto. Siamo sulle proprietà di Ramon, a poca distanza due ranci – capanne – e altre piccole basse costruzioni in legno con tetto in lamiera zincata. I ranci hanno solamente dei pilastri in legno e il tetto in foglie seccate e intrecciate di una palma particolare. Ci sono anche dei soppalchi che fungono da camere da letto. Parecchie amache sono dislocate qua e là al coperto.

Tutta la famiglia è riunita sotto il rancio più grande sulle amache e sulle panche in legno, siamo accolti con felice cortesia. Le ragazzine sorridono timide e i due bambini giocano a calcio. Chiacchieriamo con Ramon, il resto della famiglia non lo interrompe mai.

Beviamo un buon caffè e assaggio volentieri una banana, ottima, polposa, nutriente.

Ramon Watson è pacato , parla quasi sottovoce, è sempre sorridente. Quando incontra dei forestieri si mette sempre gli occhiali da vista, per darsi un po’ di tono. Ripete spesso che lui non è un Indios Guaymì, che questo nome l’hanno dato gli Spagnoli o forse i gringhi americani, lui è un Indios Ngobe, per altri Indios invece son dei Ngäbere. Altoatesini o Sudtirolesi? Credo sia la stessa diatriba.

Ho fatto un piccolo servizio fotografico e un paio di video. Ramon, come scritto in precedenza, vuol farsi un po’ di pubblicità nella rete, youtube compreso, sia per vendere i suoi magnifici sombreri, sia per ospitare  qualche turista. Sono alcuni anni che degli antropologi tengono occasionalmente la sua casa come campo base per i loro studi.

Parlando Ramon, sempre in spagnolo, intercala delle frasi sentite da altri turisti, soprattutto in inglese, ma quando stavamo andando mi ha salutato con “Aufviedersen amico!” che detto da un Indios sembrava alquanto strano!

Nel tragitto di ritorno Paolo ma fa notare la palma le cui foglie servono per fare la copertura dei ranci e un’altra che, con debita lavorazione, serve a tessere i sombreri.

Arriviamo al Coco verso le 11 con il sole splendente, preparo un buon ragù, ma deciso di usarlo per la sera, son gentilmente stato invitato a far una pasta alla carbonara, la mia specialità! Ovviamente .. ottima!

Breve pennichella pomeridiana d’obbligo e poi molto lavoro, il generatore però si è spento che ha finito l’olio, speriamo non si sia danneggiato troppo. Paolo domani farà alcune ore a piedi per andare a prenderne un paio di chili.

Ogni tanto faccio una pausa ad osservare da vicino il giardino, con le sue foglie verde intenso e i suoi fiori dalle tinte vive.

Anche il ragù con i fusilli a cena era ottimo!

Ore 22 e 30, cielo coperto e scuro, vado a letto protetto dalla zanzariera, che qui mi stan mangiando vivo!

 

LUNEDI’ 16 MAGGIO

Questa notte pensavo passasse un uragano, pioveva a dirotto e le raffiche di vento piegavano quasi fino a terra le alte palme davanti a casa. Sembrava che il leggero tetto della mia stanza volasse via da un momento all’altro. C’ ho messo parecchio ad addormentarmi, verso le quattro di mattina ha smesso, e mi son alzato alle 10, tazza di buon caffè e crostata, sottratta abilmente alle insaziabili formiche.

Per Paolo è stato impossibile andar a prendere l’olio per il generatore a causa delle condizioni del terreno e degli orari della bassa marea. Proveremo a mescolare olii vari e speriamo bene.

Oggi è la prima volta che metto una maglietta a maniche lunghe, continua a piovere e non fà per niente caldo. Continuo a lavorare sul progetto con impegno, è strano e bello ogni tanto alzare lo sguardo da tutti questi incartamenti e vedere tra le palme le onde dell’ oceano che sbattono sulla banchigia. E poi  lo sguardo va, fino a perdersi all’orizzonte dove si vede la rotondità della terra.

E il mare si confonde con il cielo.

E’ ora di pranzo, che si mangia oggi di buono? Mannaggia, abbiamo finito tutto che oggi si doveva ritornare alla civiltà .. gallina e patate lesse … non proprio una leccornia, ma va bene lo stesso per saziarsi.

 

I cavalli in giardino continuano a mangiare manghi maturi.

         L’amaca mi tentava, ma è arrivato Luis e ci siamo messi a lavorare, traducendo in Guaymì, anzi in Ngobe delle pagine di scienze.

        Ogni tanto guaro i sassi marmorei raccolti in spiaggia e mi ricordano i marmi dei banconi dei bar, come il Verde Baja Imperial.         

Ormai è buio e proviamo ad accendere il generatore. Dopo parecchi tentativi, a forza di bagnar la candela nella benzina, si èp acceso, alla vecchia maniera, a strappo come le nostre vecchie falciatrici. Il pc si è ripreso e stasera abbiamo anche la luce elettrica, che attira una quantità spropositata di termiti volanti, oggi è il giorno che perdono le ali e cominciano una nuova vita a terra.

         Il cielo è scuro ma non minaccioso, almeno per ora, Paolo, Luisa e Giacomino mi danno la buona notte, io continuo a lavorare finchè il pc è carico.

         Finalmente son riuscito a metter in ordine tutti gli appunti e file per argomento, sta nascendo il file definitivo, siamo a quota 130 pagine, ma è ancora tutto da tabulare e sistemare. Si dovrà scendere fino a 100.

            Combatto con delle formiche per una fette di torta, vinco io, ma sicuramente qualcuna l’ho mangiata!

            Il pavimento è ricoperto da piccole termiti e dalle loro ali inermi, per fortuna qualche grosso rospo notturno fa piazza pulita! Cra cra … buon appetito!

            La luna piena illumina tutto in maniera fiabesca, il pc è morto e non mi resta che andare a dormire ascoltando l’ oceano e i grilli. Il lenzuolo e il cuscino sono molto umidi, ma ormai mi son abituato. A domani!

 

MARTEDI’ 17 MAGGIO

Svegliato dai raggi di sole senza sapere l’ora, non avendo un orologio e qualsiasi cosa tecnologica con le batterie scariche, sono sceso in cucina a veder l’unica sveglia funzionante ed eran le 6 … ormai ero semisveglio. In utile accendere il fuoco per un caffè, visto che il gas era finito. Mi metto sull’amaca, ma è ancora troppo umida, mi sistemo sulla panca fronte oceano con un cuscino, sto molto comodo ma i moscerini sembra prediligano la mia faccia e non riesco a pisolare. Mi metto a lavorare sui disegni, visto che anche il pc è scarico. Alle 7 e mezza tutti svegli.

Aggiustiamo i manici di due scope e vado a farmi una fresca doccia col mio sapone antibatterico allo zolfo, scacciando un granchio convinto toccasse lui a docciarsi. Per la seconda volta da quando son qua mi son fatto la barba, con un moderno Bic!

Un altro caffè e proviamo a ad accendere il generatore, fa un po’ le bizze ma poi si mette a generare!

Alle 8.30, come in Provincia, si incomincia a lavorare!

Il mare è grosso e il sole è coperto, una leggera brezza brezza muove le infinite foglie.

I pellicani in fila uno dietro l’ altro lambiscono la cresta delle onde a bocca aperta, sembra una flotta di bombardieri allo sbarco in Normandia!

Ore 9.45 tortillas con fagioli alla mexicana, muj picanti, proprio quello che ci voleva!

Qui le giornate sembrano lunghe perché tutto si muove piano e tutti fanno le cose con calma, sembra un paradosso ma è così!

 In tarda mattinata è arrivato Luis con alcuni dei suoi figlioli. Si mette a tradurmi delle frasi che parlano del sole – gwänä- , della luna – sö - , e della terra – döbö – e anche del ciclo dell’acqua – nö käi - .

Il pranzo è stato servito in una unica portata … gnocchi di patate con pomodoro e basilico. Nel tardo pomeriggio proveremo a far un bagno al Rio Coco qua sotto.

Poco dopo aver finito di mangiare Luis è andato, io ho rincominciato subito a lavorare, il resto della truppa in siesta, tranne i cavalli che con una calma e lentezza esemplare continuano a mangiar manghi sul prato, secondo me nel frattempo stanno anche dormendo!

Il sole è alto e fa parecchio caldo … acciderba!

Son passati almeno 30 o 40 pellicani, tutti in fila, però stavolta alti diritti davanti a me, peccato son riuscito a fotografare solo l’ ultima decina!

Tutti pimpanti scendiamo in spiaggia e ci incamminiamo verso il Rio Coco, che se è con un livello buono d’ acqua è perfetto per un bel bagno. Peccato, oggi l’acqua è bassa e piena di alberi spaccati, non è il caso. Non è il caso nemmeno entrare nell’Oceano, che di Pacifico ha ben poco! In ogni caso passiamo una mezz’ oretta piacevole su questi 30 metri di spiaggia, da una parte il Rio, dall’altra l’Oceano.

Torniamo al Coco e troviamo dei bei ricordini lasciati dai cavalli nell’atrio a piano terra, buon concime, ma per i prati!

Torno al lavoro intanto che Luisa sistema Giacomino e Paolo si dedica alla cena, ha trovato dei porcini secchi che gli aveva portato la mamma, evvai!!!  Linguine alle brise con parmigiano!

Stasera son andato avanti parecchio col lavoro, per domani ho tutto pronto, abbiamo appuntamento per il pomeriggio con il maestro Montezuma.

Questa è l’ultima notte al Coco, chissà tra quanto tempo ci tornerò, tra parecchi anni forse, ma ci tornerò!  

Ora armi e bagagli da preparare, a nanna presto che per le 9 è prevista la bassa marea … ma i valli ci sono? … e speriam non piova!

 

MERCOLEDI’ 18 MAGGIO

 Sveglia ore 6, doccia, caffè e ultimi preparativi, arriva Luis e verso le 8 carica il cavallo pezzato Monson – che vuol dire giovane ragazzo – e scendiamo in spiaggia carichi. Monson viene attaccato ad un calesse formato da un semiasse di non so cosa, due ruote completamente diverse tra loro e un sedile posteriore, credo di un altro Suzuki passato a miglior vita! Luisa, Giacomo e i bagagli son caricati .. e io leggero come una libellula mi incammino balzellando. Avro alcuni chilometri da fare, ma senza fardello!

Il caldo si fa sentire nell’umido del mattino. Stano però, cammino a pochi metri dalle grandi onde dell’oceano e nemmeno un  filo di brezza, nemmeno per lo spostamento d’ aria!

Arriviamo alla estreciura, col calesse non si passa, si scarica il tutto e lo si carica su Monson, tranne il mio zaino ovviamente che mi son messo in spalla! Paolo ci stacca e da buon maratoneta fa ancora il doppio di strada per andar a prendere la jeep. Nel frattempo conosco un amico di Luis, un altro Indios, che è andato in paese a far compere , a cavallo. Ha un bel  sorriso spontaneo, gli è nato da poco un figlio!

A Punta Banco ci fermiamo a salutare Chamorro e la sua famiglia, Luisa ne approfitta per cambiare/pappare Giacomino, che nella notte è stato punto da alcune zanzare, porino!

Arriviamo a Pavones, alle cabinas di Carol, Freddy s’ è dimenticato di tenerci le camere ed è tutto strapieno. Con l’ avvento di internet adesso è un attimo divulgare le notizie a riguardo del mare, la previsione per oggi e domani di onde lunghe ha fatto accorrere una marea di surfisti.

Poco dopo Paiolo torna con il maestro Mario Montezuma e una delle sue mogli. Gli faccio vedere sul pc la bozza del libro e pare entusiasta. Gli creiamo anche un indirizzo e-mail, che il suo vecchio non lo ricorda. Devo restare da solo con lui un poco, del libro abbiamo parlato abbastanza, gli faccio vedere Google Heart e si sbalordisce! Cerchiamo casa sua a Boca del Toro, la scuola che abbiamo costruito nel 2006 alla Riserva della Laguna, cerchiamo ancora dov’è nato, su per le montagne, gli faccio vedere dove abito io, vicino al Lago di Caldonazzo, passiamo in Piazza San Marco a Venezia e a San Pietro in Vaticano … rimane veramente sconcertato, come noi del resto, la prima volta che abbiamo visto il mondo da quella prospettiva … poi torna Paolo, che li riaccompagna a casa.

Andiam a far la spesa, dormiremo da Chamorro, lì non ci sono surfisti, e allora è d’ obbligo portargli una bottiglia di Fior di Cagna, tipico rum – ron – del Nicaragua.

Appena arrivati mi metto di nuovo al lavoro, devo assolutamente preparare il cd a Ramon, un’ ora abbondante e abbiamo fatto. I video li posterò poi su youtube.

Si cena con una buona pasta e pancetta, si brinda con del ron e facciamo un piccolo video dei saluti di Chamorro a mio fratello Christian, poi, come al solito, si addormenta sul suo trono! 

Domani faremo come da accordi, partirò verso le 6 con Chamorro fino a Passo Canoas, fidarsi? Ma con che jeep andiamo? Aiut, spero non col cabrio azzurro!

Ancor due chiacchere e si va a dormire in fresche stanze con comodi letti. Stranamente qui non ci sono insetti pungenti, tanto che mancan le zanzariere, meglio così!

 

GIOVEDI’ 19 MAGGIO

 

Sveglia alle 5.45, Paolo e Chamorro son già svegli, caffè, saluti e partenza. Con la Suzuki chiusa, sembra quasi nuova e via sullo sterrato.

Poche chiacchere e la radio locale a tutto volume. Buche sulla strada a volontà, non avrei mai detto che Chamorro guidasse così bene, malgrado fosse scalzo!

Facciamo una deviazione per comprare del pescado che rivenderà a dei poliziotti al confine.

Il viaggio prosegue tranquillo. Chissà perché guidano tutti sulla sinistra, sembrerebbe per le buche che si trovano sulla caretera – strada -  ma stanno a sinistra anche quelli che viaggian in senso contrario … sembra di esser in Inghilterra!

Passiamo Laurel, ancora 15 chilometri per Passo Canoas.

Chamorro canta a squarciagola canzoni romantiche e ride fragorosamente quando alla radio fanno la pubblicità del suo ron preferito.

Alle porte di Passo Canoas ci mettiamo anche le cinture di sicurezza, non credevo fosse così ligio alle leggi!

Ho un solo problema, ho pochissimi contanti e i due bancomat del paese sono fuori uso, per fortuna ne ho abbastanza per pagare la corriera fino a San Josè.

Saluto con un abbraccio Chamorro sperando entrambi di rivederci presto – hasta luego!

Prima di salire sul bus ci mettono in formazione adunata come i militari e una vecchia signora fa ad ogn’uno una leggera perquisizione, come se cercasse solamente kalashnikov o bazooka! Finalmente si sale, i posti sono numerati e mi va bene, a fianco a me, in penultima fila non c’è nessuno, così ho doppio posto. Il viaggio durerà circa 8 ore con sosta per il pranzo.

Provo a dormire ma una gorda – robusta - signora proprio dietro di me è continuamente al telefono con voce squillante. Tutta la corriera conosce i fatti suoi, di sua figlia, di suo marito, del cane, del gatto ...  e non smette per ore!

A mezzogiorno sosta a Buonos Aires, riso, pescado empanado e insalata fria – fresca - , cioè pasta in conchigliette con simil insalata russa. Buonina.

Si riparte, durante il tragitto un posto di blocco, ho la faccia da straniero e una gentile poliziotta mi chiede il passaporto, sorride e ringrazia. Ne approfittano della sosta dei venditori ambulanti di mango e dal finestrino ne compro un sacchettino, dov’ è già tagliato, ma perché mi ha dato quello duro e acerbo anche se nell'altra mano ne aveva un altro dolce e  maturo ?  Non posso farci niente che la corriera riparte, dovrò chiederglielo la prossima volta.

Finalmente si arriva a San Josè, adesso son proprio tutto da solo, l’ Hotel Barroco non è molto distante, lo zaino non pesa come all’ arrivo e decido di andarci a piedi, non ci metto molto a trovarlo, mi sistemo e riscendo per far due passi in centro, sono circa le 16. Chiamo Flavia, una bella costaricana ex moglie di un amico italiano, lavora fino a tardi, ci diamo appuntamento al New Bar sulla Avenida Central, di fronte all’ Hotel Belmorales. I mojiti son gustosi, si chiacchera, l’ accompagno a prendere un  taxi e me ne torno al Barroco e sogni d’ oro, questa è l'ultima notte in Costa Rica !

 

VENERDI’ 20 MAGGIO

 Finalmente dormo fino alle 9, ho l’ aereo al pomeriggio, quindi posso gironzolare per le vie del centro. Pizza al taglio e zaino in spalla direzione aeroporto, ma da che parte vado a prendere il bus, che in taxi costa invece uno sproposito in confronto? Decido di prendere un mezzo pubblico a caso, visto che nessuno è riuscito a spiegarmi dove andare. Ho con me una piccola bussola, sto andando a sud-est, esattamente all’ opposto dell’ aeroporto Juan Santamaria che si trova a nord-ovest della città. Scendo, attraverso la statale e prendo un bus che va in direzione contraria, dopo mezzora sono praticamente al punto di partenza, ma visto che ho tempo non mi preoccupo e prendo un bus che è rivolto a nord, poco dopo noto una chiesa che mi faceva da riferimento, sono arrivato alla stazione dei bus per Santamaria.

Ci sono dei ritardi e il rientro è un po’ tragico, per un bel pezzo non capisco non solo che ora è, ma nemmeno se è ancora venerdì o già sabato o forse domenica.

 

Questo viaggio in Costa Rica è stato indubbiamente una bella e indimenticabile esperienza, necessaria per la realizzazione del progetto della nostra Associazione Onlus Progetto Orchidea “UN LIBRO PER TUTTI”, un libro di testo scolastico in lingua Indios per i  nostri piccoli amici Guaymì / Ngobe / Ngäbäre.

 

E per tutto ciò non posso che ringraziare chiunque ci dia una mano, nel passato, nel presente e nel futuro. Grazie di cuore.

Fabrizio Bicio Biasi 

Trento, 12 giugno 2011

 

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Ultimo aggiornamento: 06-01-12