
GUAYMI’ “el pueblo dorado”
Lungo il fianco occidentale di
Costa Rica battuto dalle onde dell’Oceano Pacifico e il confine con
Panama, è situata la riserva indigena Conte Barrica degli indios Guaymì
detto “el pueblo dorado”, una tribù che in Centro America ha portato fino ad
oggi intatti antichissimi usi e costumi, tranne il seminomadismo che non è stato
più possibile con la creazione degli stati moderni.
I Guaymì, in 2.000
persone circa a Conte Burrica più altri 3.000 in varie zone, vivono
sparsi su un territorio di circa 180 Km. quadrati. Un territorio molto collinoso
e ricoperto dalla foresta pluviale primaria, che manifesta una incredibile
varietà di microclimi e biotopi. Flora e fauna costituiscono uno dei punti di
bio-diversità più vari di tutta Costa Rica, quindi di tutto il pianeta, essendo
questo paese riconosciuto come tale.
Quest’area geografica si
dimostra un piccolo ma poderoso polmone per la nostra Madre Terra. La
peculiarità del territorio, del clima sub tropicale, ed il fatto che non
esistano strade all’interno della Riserva, hanno finora conservatoli paese e il
popolo Guaymì.
Ma fino a
quando?
Questi indios hanno vissuto
sinora in equilibrio con la natura e sono tuttora custodi della saggezza antica
che da essa ne deriva, come la grande conoscenza delle virtù benefiche della
flora con le sue piante medicinali, ad esempio usano :
Platano
contro la dissenteria
Gavilana per ripulire il fegato
Sacate de limon come
tonificante
Ginger contro influenze e
raffreddori
Hombre grande per ripulire i
reni
Coculmeca per i dolori
mestruali
Salsa parilla come
ricostituente dell’organismo
Origano rinfrescante dello
stomaco
Anisillo contro le contusioni
Dormilona come dice il nome
contro l’insonnia.
I Cacique, uomini della
medicina, chissà quante altre ne conoscono, come conoscono molto bene anche le
svariate specie animali che s’aggirano nelle foreste come le scimmie monocongo,
carablanca, colorao e titti e poi i tucani, falchi, aquile, sparvieri,
pellicani, colibrì, pappagalli, ara, colombe, pavoni, fagiani, tacchini
selvatici; ed ancora formichieri, tepesquintle, tapiri, cinghiali, maiali
selvatici, caprioli, lepri, bradipi, orsi lavatori tropicali, pantere, giaguari,
ocelotti, manigordi e puma e nelle foreste pluviali vari tipi di serpenti,
alligatori, iguane, lucertole, sanpedros, pesci, granchi di terra, gamberi di
fiume, rane dagli occhi rossi, infiniti insetti, ragni e farfalle.
Non mancano poi gli esseri che
si possono trovare nel mare di Costa Rica come aragoste, molluschi, polpi,
granchi, gamberi, tartarughe, balene, delfini e migliaia di tipi di pesci.
Come vivono gli idios Guaymì?
Un tempo tribù nomade di
cacciatori e raccoglitori, ora popolo stanziale della riserva suddiviso in clan
famigliare. Coltivano porzioni di terra nello loro “fincas” e producono un
interessante artigianato naturale, che permette delle modeste entrate; l’indios
difficilmente riesce a vendere le proprie produzioni, essendo sempre almeno a
due giorni di cammino dal punto più vicino del suo ipotetico turista disposto
all’acquisto, talvolta prova a collocare la propria merce presso qualche
negoziante di souvvenirs, ancora più lontano dalla riserva, al quale non
dispiace speculare sul prezzo.
Più o meno modesto è
l’allevamento di mucche, cavalli, maiali e pollame. Ridotta è ormai la caccia e
la pesca. Il commercio del legname è proibito, ma si hanno notizie di alcuni
casi di vendite di alberi nella riserva da parte di indios bisognosi.
Le famiglie sono patriarcali,
ma c’è un buon rispetto della donna, ad essa compete la cura dei figli, della
casa e della terra circostante, mentre i lavori pesanti sono di competenza di
uomini e ragazzi.
Anche la produzione
dell’artigianato è suddivisa secondo la tradizione, alle donne è assegnata la
confezione di vestiti e borsette di fibra naturale dette chacaras, mentre gli
uomini si dedicano alla costruzione di archi, sculture in legno e alla
produzione di sombreri decorati.
L’insieme della riserva è
amministrato dal “Consiglio dei Padri” una riunione dei capifamiglia che in
accordo prendono le decisioni per la loro gente.
Come tutti gli indigeni del
Costa Rica, anche i Guaymì hanno un rappresentante nell’organizzazione
denominata C.O.N.A.I con sede nella capitale San Josè, dove però anch’essa,
invece di salvaguardare cade nel torpore e nella corruzione della burocrazia
latino-americana, bloccando spesso gli aiuti statali o intraprendendo progetti
di sviluppo non sostenibili.
Il governo del Costa Rica
fornisce agli indios i maestri per le scuole primarie e l’insegnamento viene
impartito in lingua spagnola e idioma Guaymì, però mancano le strutture e
il materiale didattico. Al contrario delle altre scuole del Paese non sono
neppure disponibili pasti agli alunni che, alle volte devono camminare anche
quattro ore per raggiungere la scuola (una baracca dove piove dentro), starci
tre ore per poi essere rispediti alla famiglia.
L’istruzione è lacunosa ed
inoltre in questo modo toglie anche tempo a quella che una volta era
l’insegnamento impartito dai padri o dai nonni all’interno delle famiglie.
Un vero peccato, perché
l’istruzione toglie delle possibilità a gente che, posso affermare per
esperienza diretta, ha notevoli doti per l’apprendimento e l’intercambio
culturale, avendolo sperimentato tenendo un corso di inglese a livello base e un
corso introduttivo sulla lavorazione della ceramica, nell’ambito di un progetto
che descriverò prossimamente e che è l’oggetto di questo dossier.
Christian - Trento
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